La birra artigianale è legge

In questi ultimi anni la produzione di birra artigianale è aumentata in modo esponenziale, affermandosi anche all’estero. Tanti italiani bevono birra artigianale ma in definitiva prima del 6 Luglio 2016 nessuno sapeva davvero cosa fosse.

La precedente legge del 1962 non classificava la birra in base al contenuto ma in base al “grado Plato”, ovvero il livello zuccherino del mosto prima della fermentazione, dal quale si potevano classificare differenti tipologie : dalla birra analcolica alla birra a doppio malto.

Il 13 gennaio scorso Giuseppe Collesi, presidente della Tenute Collesi di Apecchio, insieme al Comune del paesino in provincia di Pesaro e all’Associazione Nazionale Città della Birra, presenta alla Camera dei Deputati in Commissione Agricoltura una proposta di legge che il 6 luglio è stata approvata rinnovando la legge del 1962 e introducendo finalmente la definizione di birra artigianale.

Secondo l’articolo 35 “Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione.” In pratica si escludono i passaggi industriali che alterano il prodotto. Il testo chiarisce anche la definizione di ‘piccolo birrificio’, che deve essere “legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio”, utilizzare impianti “fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio” e non deve operare “sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui”. Vengono posti limiti anche sulla produzione annua: i piccoli birrifici non devono superare i 200mila ettolitri all’anno, inclusa le quantità di birra prodotte per conto di terzi.

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Senza dubbio questo è un momento storico per la birra italiana ma una definizione basta a dare la svolta al settore?

Questa definizione era vista come un punto di partenza per applicare la direttiva europea che mira a favorire i microbirrifici dal punto di vista fiscale e burocratico; in tal senso distinguere tra microbirrifici e industrie può fare veramente la differenza, soprattutto per questi ultimi ma introdurre una definizione legale in sé cambia ben poco e non garantisce la qualità del prodotto finale. Dal punto di vista qualitativo il secondo articolo, contenuto nel provvedimento relativo al mondo della birra, potrebbe rappresentare un’ottima opportunità poichè prevede che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali destini parte delle risorse, iscritte annualmente nello stato di previsione del medesimo Ministero, al finanziamento di progetti di ricerca e sviluppo per la produzione e per i processi di prima trasformazione del luppolo, per la ricostituzione del patrimonio genetico del luppolo e per l’individuazione di corretti processi di meccanizzazione.

Non si può che accogliere con soddisfazione la notizia di questo primo passo ma resta solo di capire se sarà il primo di un lungo percorso o se rimarrà invece solo una sorta di “medaglia” di cui si potranno fregiare i piccoli produttori.