Le birre trappiste

Ma cosa sono le birre trappiste? I trappisti sono monaci, principalmente di origine belga, che producono la cosiddetta “birra brassata” all’interno del proprio monastero, o comunque nelle immediate vicinanze. Nonostante nel mondo esistano quasi 200 monasteri trappisti, solamente 11 producono birra e quindi solo loro si possono fregiare del marchio di “Authentic trappist product” (Atp).

L’Ordine dei Trappisti è nato in Francia nel 1664, quando un abate benedettino decise di regolamentare più rigidamente il comportamento di alcuni monaci troppo liberali. Col passare degli anni tuttavia queste regole si alleggerirono, tanto che nel XIX secolo in molti dei monasteri “trappisti” iniziò ad essere prodotta la birra trappista. Il successo popolare e commerciale fu enorme, tanto che per evitare che la denominazione “trappista” fosse usata impropriamente, nel 1997 nacque l’omonima associazione internazionale su proposta di 8 monasteri trappisti (sei belgi, uno olandese e uno tedesco).

Alcune birre trappiste
Alcune birre trappiste –  [CC BY-SA 3.0], Philip Rowlands

La birra trappista per essere tale deve essere prodotta all’interno dell’abbazia da parte dei monaci o comunque sotto il loro stretto controllo; tutto il processo di lavorazione deve dipendere dai monaci; non ci deve essere alcun scopo di lucro, ma solo diretto alla sostentazione dell’abbazia stessa. Il marchio, oltre a rappresentare decenni di tradizione e un notevole know-how nella produzione, è anche una garanzia per il consumatore finale.
Ad oggi, nel 2015, sono 11 le abbazie e i monasteri autorizzati ad utilizzare il celebre logo: Abbazia di Notre-Dame de Scourmont, Brasserie d’Orval, Brasserie de Rochefort, Brouwerij Westmalle, Brouwerij Westvleteren, Brouwerij de Achelse Kluis, Brouwerij De Koningshoeven, Stift Engelszell, Maria Toevlucht, St. Joseph’s Abbey of Spencer e Abbazia delle Tre Fontane (Roma). Quest’ultima, fondata nel 1868, ha ricevuto il marchio solo recentemente e produce forte birra Tripel. La licenza di Atp dura 5 anni e va ogni volta rinnovata su giudizio dell’Associazione.

Le birre trappiste, a detta di molti estimatori, esperti ed appassionati, sono tra le migliori del mondo e rappresentano l’eccellenza di un processo di produzione raffinato e completamente artigianale, in alcuni casi vecchio di secoli. La capacità di ottenere un prodotto finale che ricerca la perfezione viene tramandata alle generazioni di monaci che si susseguono nelle abbazie e nei monasteri: sapori intensi, profumi delicati, corpo e qualità senza eguali richiedono una degustazione lenta e ragionata, per coglierne appieno complessità e caratteristiche organolettiche.

Il segreto del successo senza tempo delle birre trappiste risiede soprattutto negli ingredienti, naturali e genuini (si potrebbe dire biologici), strettamente legati alla lavorazione della terra e alle fatiche manuali dei monaci. Queste bevande non sono filtrate o pastorizzate e contengono di conseguenza lieviti vivi, che ne consentono la prolungata maturazione in bottiglia e un lento, nobile invecchiamento.

Le birre trappiste sono bevande impegnative, adatte a palati educati a riconoscerne le diverse peculiarità e le sfumature più delicate. Birra trappista non è affatto un sinonimo di birra d’abbazia: non sono solo la produzione artigianale o le caratteristiche del processo a conferire questo pregevole marchio alla bevanda, ma una serie di regole il cui rispetto conferisce il titolo Atp.

Tra le birre trappiste più famose e apprezzate in tutto il mondo ci sono la Westvletern 12, sempre ai primi posti da anni nelle classifiche internazionali; la Achel, bionda velata, fresca e poco luppolata, leggermente speziata e con sentori di frutta matura; la Belgian Ale Orvan, ambrata amarissima a base di luppolo fresco, rifermentata e dal sapore rustico, fruttato e frizzante. Adatta agli estimatori la Rochefort 10 dal color mogano e dal corpo complesso ma mai eccessivo: si riconoscono note di malto, cannella, pepe, liquirizia, spezie e frutta.

Un cenno all’unica birra trappista italiana, la Tripel dell’Abbazia delle Tre Fontane: si tratta di una bevanda ottima da tutti i punti di vista, equilibrata, color oro intenso e fermentata in aroma di eucalipto; il finale è secco ma smorzato dalle spezie, assaporabili nel lungo finale.