La lunga storia della birra

La birra è probabilmente la bevanda più antica prodotta dall’uomo, nota fin dai tempi in cui le popolazioni dell’età della pietra diventarono sedentarie ed iniziarono a coltivare l’orzo, nel 7000 a.C in Mesopotamia (attuale Iran). Proprio all’orzo, infatti, si devono le origini della birra: per proteggere il cereale dai topi e dai parassiti, gli archeologi hanno ipotizzato che l’orzo venisse messo in recipienti pieni di acqua, dentro ai quali avveniva una sorta di fermentazione. Ecco quindi la birra, la cui fortunata storia è proseguita attraverso innumerevoli popoli nella storia del mondo, arrivando fino a noi radicalmente modificata.
Birra in Mesopotamia
Birra in Mesopotamia

Non si è a conoscenza, in realtà, del primo popolo che ha prodotto la birra: siccome molti cereali, contenendo zuccheri, possono fermentare spontaneamente grazie ai lieviti nell’atmosfera, sicuramente è possibile che in più epoche e in luoghi molto distanti tra loro diverse popolazioni siano arrivate a versioni diverse di questa bevanda.
La prima testimonianza scritta arriva dalla Mesopotamia, dove è stata trovata un’antica tavoletta sumera contenente una sorta di preghiera a Ninkasi, la divinità della birra; qui viene descritta la sua ricetta, utilizzando orzo, acqua e pane. Persino nell’opera epica Gilgamesh la birra viene nominata, segno che era una bevanda ormai affermatasi nella cultura popolare.

Rapidamente la birra e le bevande ad essa simili si diffusero in tutto l’Oriente, arrivando all’Egitto e al Nord Africa; il popolo greco apprese l’arte della sua produzione a partire dalla segale, tanto che persino l’austero filosofo Platone dedicò una frase alla birra (“Deve essere stato un uomo saggio a inventare la birra”).
Arrivata a Roma, la birra e l’arte della sua produzione presero piede in Italia, fino ad essere considerata la bevanda alcolica per eccellenza; solo durante il periodo repubblicano la birra venne declassata a bevanda barbara in favore del più nobile vino, probabilmente per svalutare le usanze dei popoli barbari germanici.
Da quel momento in poi, soprattutto nei Paesi dell’Europa mediterranea, la birra divenne la bevanda alcolica del popolo e l’arte della sua preparazione, in tutte le declinazioni possibili, toccò il vertice durante il Medioevo; le classi più agiate non abbandonarono però il vino. Viceversa tutte le classi sociali borghesi del Nord Europa conoscevano la birra e la consumavano giornalmente, anche a causa della difficoltà di far crescere la vite nei climi freddi per produrre il vino. Il contenuto elevato di calorie della birra medievale aiutava le popolazioni nordiche a sopportare il freddo e garantiva energia per il duro lavoro e veniva servita ad ogni pasto, nonostante illustri medici dell’epoca, come Aldobrandino da Siena, la descrivessero come bevanda dannosa per la testa, lo stomaco e i denti.
Produzione di birra nel Medioevo
Produzione di birra nel Medioevo

L’avvento del luppolo nella birra avvenne solo nell’800 d.C. per idea di un abate francese, che azzeccò la corretta proporzione tra il luppolo e i diversi ingredienti. Prima del luppolo si utilizzava una miscela speziata chiamata gruit, che però era priva di proprietà conservanti e non ne consentiva l’esportazione. Il luppolo aiutò a risolvere definitivamente questo problema, consentendo l’esportazione della birra nei lunghi viaggi in nave fino ai Paesi orientali (principalmente per uso dei colonizzatori, in quanto i popoli indigeni non la gradivano). Furono i tedeschi, nel corso del 1300, a perfezionare la birra luppolata: grazie alla loro gestione efficace e alla elevata professionalità (caratteristiche note ancor oggi), i tedeschi esportarono non solo la birra, ma anche il loro metodo di lavorazione e di produzione della famosa bevanda, che fu adottato dall’Olanda, dal Belgio e dall’Inghilterra a partire dal 1400. Successivamente il Regno Unito riconobbe la superiorità del luppolo ai fini della conservazione e fu decretato l’obbligo di utilizzare il luppolo nella produzione: nonostante persino la Brewers Company avesse espresso i suoi dubbi al riguardo, le rivolte contadine contro questa legge furono represse nel sangue e ciò segnò la fine della birra “Ale”, cioè senza luppolo. Le stesse leggi furono applicate nei Paesi nordici, nei quali la birra assunse un significato ultraterreno, divenendo la bevanda dei guerrieri.
Durante tutto il Medioevo nacquero in Europa e soprattutto in Germania numerosi birrifici storici, alcuni dei quali attivi ancora oggi: è il caso del birrificio bavarese Weihenstephaner, situato in un’abbazia, realtà nelle quali la produzione di birra cessava di essere casalinga per diventare strettamente artigianale e prodotta in abbazie, monasteri e pub. In questo modo furono poste le basi per un consumo di massa della bevanda: nel 1500 il Duca di Baviera approvò una legge detta “requisito di purezza” in cui decretava che la birra fosse prodotta solo con orzo, acqua e luppolo (il lievito venne introdotto nel 1857 dopo la scoperta da parte del microbiologo Pasteur).
Nel corso del 1500 furono prodotte le prime birre Lager (a bassa fermentazione), nate principalmente grazie al caso: la birra infatti veniva conservata in caverne molto fredde per lungo tempo e la produzione di questo tipo di bevanda in breve divenne la prediletta.
La rivoluzione industriale segnò una svolta epocale per l’economia inglese ed europea, e così fu anche per la produzione della birra, che venne infine industrializzata: la prima birreria a utilizzare questo tipo di produzione fu la Caledonian Brewery di Edimburgo, fondata nel 1870. I processi di produzione furono razionalizzati e sintetizzati allo scopo di ridurre i costi ed aumentare i volumi prodotti; venne eliminato il coke per l’essiccazione del malto, a causa del retrogusto fumoso che conferiva alla birra e che era considerato pessimo dalla popolazione. L’invenzione del densimetro fece fare un ulteriore salto di qualità alla bevanda, in quanto i mastri birrai poterono misurare le differenze tra i malti e quindi correggere il colore e la densità utilizzando malto colorato e malto pale.

La produzione di birra nella Rivoluzione Industriale
La produzione di birra nella Rivoluzione Industriale

Nell’epoca moderna, ovvero a partire dal 1900, la produzione di birra industriale è diventata la prevalente sul mercato, a causa dei bassi costi e dell’elevato volume che può essere prodotto con metodi automatizzati. Tutto ciò, naturalmente, a discapito della produzione artigianale e dei piccoli birrifici locali, dei quali solo pochi resistono e prevalentemente nelle regioni europee che formano una sorta di “zoccolo duro” della produzione prettamente tradizionale e improntata all’eccellenza del prodotto finale. Questi piccoli produttori, che solitamente possiedono anche un pub (i cosiddetti brewpub), si scontrano giornalmente con un business enorme che è diventato globale, spesso cancellando le piccole sfumature che contraddistinguono la produzione amatoriale.

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